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Helvetia Lyrica continua la sua ascesa nel panorama culturale della Svizzera romanda. Per la sua seconda conferenza pubblica dell’anno in corso — e già il suo decimo evento in meno di due anni — l’associazione svizzera ha scelto di puntare i riflettori su un aspetto poco conosciuto di Gioachino Rossini: il suo periodo napoletano, uno dei più fecondi eppure tra i meno esplorati della sua carriera.
L’appuntamento si è tenuto in uno dei contesti più raffinati della città: il Museo d’Arte e di Storia di Ginevra, fedele partner dell’associazione. La sala GAMMAH ha accolto un pubblico numeroso e attento. Un impianto Hi-Fi ad alta definizione, installato appositamente dal partner logistico, ha offerto un immersione sonora rara per una conferenza musicologica: brani orchestrali, scene d’opera, archivi video… tanti elementi che hanno dato risalto al discorso e trasportato il pubblico nel cuore del Teatro San Carlo.
È infatti a Napoli, tra il 1815 e il 1822, che Rossini forgia una parte essenziale del suo genio drammatico. Invitato dall’ impresario Domenico Barbaja, diventa compositore di casa del San Carlo, allora considerato il palcoscenico più prestigioso d’Europa. Circondato da interpreti leggendari : il tenore eroico Andrea Nozzari (Baritono tenore), il tenore Giovanni Davide e la contralto Isabella Colbran (musa e futura sposa) vi compose nove opere che rivoluzionarono l’opera seria.
Per far luce su questo periodo cruciale, Helvetia Lyrica ha invitato Paul-André Demierre, musicologo, conferenziere e produttore alla RTS. Autore del libro « Les opéras napolitains de Rossini », ha offerto una lettura precisa e appassionata di questo ciclo napoletano, troppo spesso oscurato dai trionfi comici del compositore. Grazie agli estratti diffusi, la sua analisi ha assunto una dimensione quasi teatrale: si percepiva la tensione tragica di Ermione, la magia fiammeggiante di Armida, l’oscurità gelosa dell’Otello, o ancora la monumentalità preromantica di Maometto II.
Rossini, lungi dal limitarsi ad applicare ricette collaudate, sperimenta senza sosta. Densifica la scrittura orchestrale, trasforma i recitativi in scene drammatiche a sé stanti, spinge il virtuosismo vocale a vette inedite. Napoli diventa per lui un vero e proprio laboratorio, un terreno di innovazione dove si delinea già l’opera del XIX secolo.
Al di là della dimensione musicologica, la serata ha confermato la linea guida di Helvetia Lyrica: offrire al pubblico contenuti impegnativi, accessibili e portati da una chiara ambizione di trasmissione.
Con questa immersione nel Rossini napoletano, Helvetia Lyrica ci ricorda che il patrimonio lirico non è un museo immobile, ma un territorio vivo e pulsante, che non aspetta altro che essere riscoperto. Una serata in cui erudizione, emozione ed eccellenza si sono incontrate e che conferma il ruolo sempre più importante dell’associazione nella vita culturale svizzera.
Antonio Indaco


